19 Ott Leadership femminile e intelligenza emotiva nell’era dell’IA
Leadership e benessere femminile:
una ricerca internazionale sui talenti di Intelligenza Emotiva che fanno la differenza nell’era dell’Intelligenza Artificialedi Ilaria Iseppato
La complessità cresce più in fretta delle energie: è l’equazione silenziosa che oggi consuma tante professioniste. Quali risorse rendono una persona capace di sostenerla senza esaurirsi? E quali condizioni permettono di crescere, mantenendo il benessere come alleato e non come prezzo da pagare? A queste domande risponde uno studio internazionale condotto da Six Seconds — con una risposta precisa, misurabile ed allenabile.
Negli ultimi anni il tema della leadership femminile è diventato centrale nel dibattito sul futuro delle organizzazioni. Non si tratta soltanto di aumentare la presenza delle donne nei ruoli decisionali, ma di comprendere quali condizioni consentano loro di crescere professionalmente mantenendo elevati livelli di benessere e sostenibilità nel tempo. È una domanda che interpella direttamente chi accompagna le persone — coach, professionisti HR, responsabili dello sviluppo dei talenti — perché tocca il cuore del lavoro di sviluppo: quali risorse rendono una persona capace di sostenere la complessità senza esaurirsi.
Una risposta arriva da Into the Headwinds, uno studio pubblicato nel 2026 sulla rivista Frontiers in Psychology, realizzato da Patricia Freedman, Ilaria Iseppato, Daniel Y. Choi e Joshua Freedman di Six Seconds. La ricerca ha analizzato i dati di 43.080 donne appartenenti a 114 Paesi, raccolti tra il 2019 e il 2025 attraverso il Six Seconds Emotional Intelligence Assessment (SEI), uno degli strumenti più diffusi a livello internazionale per la misurazione dell’intelligenza emotiva. (Frontiers in Psychology > https://www.frontiersin.org/journals/psychology/articles/10.3389/fpsyg.2026.1848879/full)
L’obiettivo era individuare quali capacità emotive aiutino maggiormente le donne a mantenere elevati livelli di wellbeing, affrontare la crescente complessità del lavoro e progredire nella propria carriera. Attraverso il modello SEI sono stati analizzati 18 Brain Talents, organizzati in 8 competenze di Intelligenza Emotiva e collegati a quattro fattori di successo, tra cui il benessere personale. (Six Seconds Italia > https://italia.6seconds.org/2026/06/26/leadership-al-femminile/)
I Brain Talents che fanno la differenza
L’analisi ha evidenziato che non tutte le competenze emotive hanno lo stesso impatto. Tra i diciotto Brain Talents misurati, soltanto cinque crescono in modo costante passando dai primi passi della carriera fino ai ruoli executive: Commitment, Resilience, Proactivity, Imagination e Risk Tolerance. Gli autori definiscono questo insieme di risorse Resource Caravan, perché questi talenti tendono a rafforzarsi reciprocamente e ad accompagnare contemporaneamente la crescita professionale e il benessere.
Approfondendo ulteriormente i dati, i ricercatori hanno identificato una combinazione ancora più significativa: Commitment, Resilience e Proactivity. Questa Resource Triad rappresenta il nucleo di capacità che meglio predice il wellbeing. Le donne con livelli elevati in tutti e tre questi Brain Talents hanno una probabilità 8,62 volte superiore di riportare un alto livello di benessere rispetto a chi presenta punteggi bassi. Inoltre, la ricerca mostra un effetto cumulativo: ogni talento sviluppato contribuisce ad aumentare progressivamente il wellbeing, dimostrando che anche interventi mirati su singole competenze possono produrre benefici concreti.
Lo studio individua inoltre un fenomeno particolarmente interessante, definito Convergence Effect: quando Commitment, Resilience e Proactivity raggiungono livelli elevati, le differenze di benessere tra i diversi livelli gerarchici tendono a ridursi sensibilmente. Le competenze emotive sembrano quindi funzionare come vere e proprie risorse psicologiche, capaci di compensare almeno in parte le difficoltà generate dal contesto organizzativo — un punto che, per chi fa coaching, sposta l’attenzione dalla posizione ricoperta alla qualità delle risorse interiori su cui la persona può contare.
The Squeezed Middle: il punto di attenzione per coach e HR
La ricerca mette però in luce anche un elemento di criticità. Il gruppo più vulnerabile è rappresentato dal middle management femminile. Le manager intermedie registrano il maggiore calo di benessere e la più marcata riduzione del Resource Triad, un fenomeno che gli autori definiscono The Squeezed Middle: professioniste chiamate contemporaneamente a garantire risultati, sostenere i collaboratori e rispondere alle richieste del vertice, spesso senza adeguati margini di autonomia e supporto.
Per coach e HR si tratta di un segnale preciso. Il middle management è il livello in cui il rischio di burnout e di uscita dalle organizzazioni è più alto, e insieme quello in cui gli interventi di sviluppo producono il maggiore ritorno. Intervenire qui — con percorsi di coaching individuale, supervisione tra pari o programmi di sviluppo delle competenze emotive — significa lavorare esattamente dove il bisogno è più concentrato.
Dalla ricerca alla pratica: perché l’intelligenza emotiva è una leva per coach e HR
Interpretati alla luce della Conservation of Resources Theory, questi risultati mostrano come le competenze emotive rappresentino risorse psicologiche fondamentali per affrontare il cosiddetto emotional labor, ovvero il lavoro emotivo richiesto quotidianamente a chi guida persone, gestisce relazioni e prende decisioni complesse. In particolare, Resilience consente di assorbire la fatica emotiva senza esaurirsi, Proactivity permette di agire sul contesto anziché subirlo passivamente e Commitment alimenta una motivazione intrinseca che dà significato allo sforzo e sostiene la performance nel tempo.
Queste evidenze parlano il linguaggio del coaching. Nel framework delle ICF Core Competencies — articolato nei quattro domini Foundation, Co-Creating the Relationship, Communicating Effectively e Cultivating Learning and Growth — il lavoro sulla consapevolezza emotiva del cliente attraversa l’intero processo: dall’ascolto attivo alla capacità di creare uno spazio di fiducia, fino alla trasformazione delle intuizioni in azioni sostenibili nel tempo. Non è un caso che le competenze emotive individuate dalla ricerca siano le stesse che i coach osservano quotidianamente nei loro clienti: sono ciò che rende il cambiamento possibile e duraturo.
Per chi opera nel mondo della formazione e delle risorse umane, queste evidenze rappresentano un’indicazione chiara: l’intelligenza emotiva non è una competenza accessoria, ma una leva strategica per lo sviluppo della leadership. Strumenti di assessment come il Six Seconds Emotional Intelligence Assessment consentono di misurare i Brain Talents (https://italia.6seconds.org/tools/profiles/), individuare le aree di maggiore forza e progettare percorsi di sviluppo mirati — in sessione di coaching come in un piano di talent development aziendale. Investire su Commitment, Resilience e Proactivity significa rafforzare contemporaneamente wellbeing, capacità di leadership, retention dei talenti e sostenibilità delle organizzazioni.
Una prospettiva che, oggi più che mai, appare essenziale per costruire ambienti di lavoro capaci di affrontare la complessità senza perdere di vista il benessere delle persone — e per accompagnare le professioniste che in quegli ambienti scelgono di crescere.
Ilaria Iseppato PhD, è Partnership Director di Six Seconds Europe, la più grande rete al mondo dedicata all’intelligenza emotiva. Sociologa, PCC coach e mentor, integra comunicazione, intelligenza emotiva e networking strategico per aiutare persone e organizzazioni a comprendere meglio ciò che provano e trasformare questa consapevolezza in azioni significative.